Dalla sua nascita negli anni '60, la citofluorimetria è stata uno strumento prezioso nella ricerca scientifica, offrendo una vasta gamma di applicazioni, acquisizione rapida dei dati e la possibilità di esplorare numerosi aspetti biologici. Negli ultimi anni, questa tecnologia ha subito un'evoluzione esponenziale.
Mentre per molti anni il numero di parametri che gli strumenti potevano elaborare è rimasto relativamente basso, aumentando gradualmente nel tempo, l'applicazione della tecnologia full spectrum nella citometria a flusso ha consentito agli strumenti di analizzare più di 50 parametri contemporaneamente (come dimostrato e pubblicato).
Inoltre, la capacità di separare le popolazioni cellulari riconosciute rende i citofluorimetri degli strumenti indispensabili nello studio soprattutto dell'immunologia, nonché nell'esplorazione di varie funzioni e meccanismi cellulari.
La facility di citofluorimetria dell'IFOM offre tecnologie all'avanguardia e strumenti di ultima generazione, gestiti da un personale altamente qualificato con decenni di esperienza. Le applicazioni supportate includono: immunofenotipizzazione, analisi del ciclo cellulare, studi sul metabolismo, apoptosi e proliferazione cellulare, analisi delle proteine fluorescenti e rilevamento di citochine, chemiokine e proteine intra/extra-cellulari.
Gli utenti della struttura hanno accesso sia ai citofluorimetri tradizionali (FACSCanto II, Attune NxT) che agli strumenti spettrali (Aurora 5L). L'uso indipendente degli strumenti è consentito solo dopo aver completato un corso teorico e pratico organizzato dal personale della facility. Per tutti gli strumenti di sorting (convenzionali: MoFlo Astrios e FACSAria IIU, e spettrali: Aurora CS), l'accesso è consentito solo con assistenza.
La facility offre anche un servizio di analisi in collaborazione con il team di bioinformatica per analisi complesse ad alto numero di parametri. Inoltre, il personale della facility è disponibile per offrire consulenza e supporto prima e durante la progettazione degli esperimenti, la configurazione dei pannelli e per la risoluzione dei problemi.
Rumena, biologa molecolare, Dana Branzei dirige presso IFOM il Laboratorio dedicato allo studio dei meccanismi di riparazione del DNA.
Già giovanissima, grazie anche al suo mentore - un medico farmacologo che la accompagna nei primi anni del percorso di formazione - scopre la sua vocazione per la chimica. Appena diciottenne, mentre si stava preparando a partecipare in Romania alle Olimpiadi annuali della chimica, arriva l'occasione che avrebbe cambiato il corso dei suoi interessi scientifici e della sua vita. Il ministero dell'Istruzione Giapponese bandisce una borsa di studio per giovani studenti per la promozione delle scienze: un anno di studio a Tokyo per apprendere la lingua e l'iscrizione al Riken Institute, uno degli Istituti più prestigiosi a livello internazionale. Dana vince la borsa e si stabilisce per dodici anni in Giappone dove si afferma, dopo un dottorato in genetica e biologia molecolare, come ricercatrice nel campo della riparazione e della stabilità del DNA.
A testimonianza della capacità innovativa della struttura, la facility detiene un insieme di brevetti frutto dell'attività di ricerca condotta al proprio interno. I principali titoli sono elencati di seguito.
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Questo programma di ricerca nasce dalla lunga esperienza di Giannino Del Sal nel campo della biologia del cancro, in particolare nello studio dei meccanismi molecolari che coinvolgono la proteina p53 nella sua forma normale (wild-type) e mutata. La sua attività ha portato a diverse scoperte innovative su questi percorsi biologici.
Studiamo come lo stress meccanico e la fluidificazione dei tessuti governino le fasi più precoci dell'evoluzione tumorale, consentendo la migrazione collettiva e la disseminazione precoce. Scopriamo come le forze meccaniche inneschino il rilascio di DNA nucleare e mitocondriale, attivando l'immunità innata e modellando le interazioni tumore-immunità.